Raccomandazioni generali
sullo stile di vita
Dieta
Attività fisica
Alcol
Viagra
Vaccinazione anti-influenzale
Altre restrizioni
Problematiche psicologiche nella Cardiomiopatia Ipertrofica
Vivere con la Cardiomiopatia Ipertrofica: Ulteriori
Considerazioni
Guidare
Viaggiare
Defibrillatori Impiantabili
Procedure Mediche e Odontoiatriche
Dieta
Sono consigliabili sane abitudini alimentari che mantengano
il peso corporeo nei valori normali in relazione all’altezza
e all’età.
L’essere sovrappeso comporta un inutile sovraccarico di
lavoro per il cuore nella Cardiomiopatia Ipertrofica, come
in ogni altra malattia cardiaca.
Si dovrebbero tenere sotto controllo anche i livelli di
colesterolo, come viene raccomandato a ogni altro paziente.
Tuttavia, va sottolineato che l’ipercolesterolemia è un
fattore di rischio per la malattia coronarica e non in modo
specifico per la Cardiomiopatia Ipertrofica.
Non è richiesta alcuna dieta particolare né un supplemento
di vitamine per la Cardiomiopatia Ipertrofica.
Un rapido incremento di peso è in genere dovuto a ritenzione
idrica e dovrebbe essere comunicato al medico curante.
Un eccessivo apporto di sale è da evitare ma, tranne che
nella insufficienza cardiaca in fase avanzata, diete a basso
contenuto di sale non sono usualmente consigliate.
Attività fisica
Nella maggioranza dei pazienti la cardiomiopatia ipertrofica
non interferisce in modo importante con lo stile di vita.
Alcuni individui possono avere sintomi durante sforzi fisici
e rendersi conto di non poter svolgere le stesse attività
fisiche, di lavoro o ricreative, che svolgono altre persone
della stessa età. In questi casi è necessario chiedere
consiglio al medico prima di intraprendere attività
impegnative sul piano fisico.
I pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica che hanno sintomi
come il respiro corto, il dolore toracico o la sensazione di
”stare per svenire” durante attività fisica (anche se lieve)
non dovrebbero svolgere attività che hanno l’effetto di
indurre o accentuare questa sintomatologia. Tali sintomi
sono un indice o un segnale che la funzione cardiaca è
compromessa.
La cosa migliore è ricordare l’assioma: abbi sempre una
buona dose di rispetto per la tua malattia (in questo caso,
la Cardiomiopatia Ipertrofica).
Molti esperti ritengono che gli individui con cardiomiopatia
ipertrofica non dovrebbero svolgere attività sportive
agonistiche o altre attività caratterizzate da intenso
sforzo fisico. Questa raccomandazione è basata
sull’osservazione che l’esercizio fisico intenso sembra
predisporre, in alcuni individui suscettibili con
Cardiomiopatia Ipertrofica (ed anche con altre forme di
cardiopatia), alla morte improvvisa.
Tuttavia, pur tenendo conto di tutte queste considerazioni,
è ragionevole attendersi che la maggior parte dei pazienti
con cardiomiopatia ipertrofica potrà adottare uno stile di
vita normale o quasi-normale, che includa anche alcune
attività fisiche ricreative. I pazienti dovrebbero chiedere
consiglio al loro cardiologo riguardo al tipo specifico di
attività ricreazionale che possono svolgere.
Nei i pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica, programmi di
esercizio fisico non dovrebbero essere confusi con la
partecipazione a competizioni sportive o anche ad alcune
intense attività fisiche ricreative. I pazienti con
Cardiomiopatia Ipertrofica non sono costretti a condurre una
vita completamente sedentaria. Per esempio, camminare e
mantenere un adeguato tono muscolare (evitando l’uso dei
pesi) sono due forme generalmente accettabili di esercizio.
Tuttavia, ogni programma di esercizio fisico deve essere
iniziato con una certa cautela. Può essere utile chiedere
consiglio al medico riguardo a un programma di
riabilitazione cardiologica in cui il paziente sarà
monitorizzato mentre svolge esercizi utili per mantenere una
buona condizione fisica. Questi programmi forniscono inoltre
la sicurezza di una assistenza da parte di personale medico
in caso di necessità.
In molte famiglie, la partecipazione alle attività sportive
è stata una tradizione e/o ha avuto un ruolo importante
nella vita quotidiana. Queste attività possono essere
divenute, di fatto, l’interesse principale e una parte
importante della vita sociale non solo del bambino, ma
dell’intera famiglia. Sarà difficile per un bambino
(indipendentemente dall’età) dopo che gli è stata
diagnosticata la Cardiomiopatia Ipertrofica, capire che non
può più partecipare alle competizioni sportive. Quando la
diagnosi di Cardiomiopatia Ipertrofica viene effettuata in
un atleta professionista, è forse ancora più devastante
della stessa diagnosi in un bambino che non svolge attività
atletica. Bambini che sono atleti esperti, avranno bisogno
di particolare assistenza per ri-indirizzare il loro tempo
in altre attività (che possono includere alcune attività
sportive di tipo ricreativo). Quindi, è importante
incoraggiare il bambino a mantenere i rapporti con gli amici
con cui praticava lo sport, ma allo stesso tempo ad
estendere la rete di amicizie a bambini che svolgono altre
attività. Nello stesso tempo sarà difficile anche per i
genitori, che hanno fatto amicizie e sviluppato una
socialità connessa con quegli eventi sportivi, non poter
partecipare. Alcuni genitori possono trovarsi in difficoltà
per questa perdita, quanto il bambino. Può essere importante
trovare nuove attività per la famiglia, in cui poter
sviluppare nuove amicizie ed interessi. Questi cambiamenti
nello stile di vita possono essere complessi, e una
consulenza professionale può essere di aiuto in questa fase.
È bene ricordare che l’esercizio fisico vigoroso abituale
può essere utile nelle persone di mezza età e anziane nel
prevenire le conseguenze cliniche della malattia coronarica;
ma questa è una situazione molto differente dalla
Cardiomiopatia Ipertrofica.
Alcol
I pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica dovrebbero evitare
un eccessivo consumo di bevande alcoliche per i loro effetti
potenzialmente sfavorevoli sul muscolo cardiaco.
Inoltre, uno studio ha dimostrato che l’ostruzione del
tratto di efflusso può aumentare dopo l’assunzione di
piccole quantità di alcol, probabilmente come conseguenza
della dilatazione dei vasi sanguigni prodotta dall’alcol.
D’altra parte, un modesto consumo giornaliero di vino o
birra è certamente accettabile.
Viagra
La morte improvvisa ed altre conseguenze avverse dovute
all’uso del Viagra (sildenafil citrato) sono state riportate
in una piccola minoranza di pazienti con malattia coronarica
e sintomi. Tuttavia, dato che la Cardiomiopatia Ipertrofica
è una malattia non comune, non ci sono dati sugli effetti
collaterali del Viagra in questi pazienti.
Comunque, ci sono importanti ragioni teoriche per
sconsigliare l’uso del Viagra nella Cardiomiopatia
Ipertrofica. Dal momento che questo farmaco dilata i vasi
arteriosi, potrebbe aumentare l’ostruzione ed essere
pericoloso per i pazienti. Per questi motivi, riteniamo che
i pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica dovrebbero evitare
l’uso del Viagra.
Vaccinazione anti-influenzale
Può essere raccomandata dal medico per prevenire l’influenza, in particolare nei pazienti molto giovani e negli anziani. La presenza di cardiomiopatia ipertrofica non esclude questo trattamento, anche se i pazienti (o i genitori, nel caso di bambini piccoli) dovrebbero essere informati che possono occasionalmente verificarsi effetti collaterali del vaccino (che inoltre può non fornire una protezione assoluta contro l’infezione).
Altre restrizioni
Perdita acuta e severa di sangue o fluidi corporei:
emorragia, diarrea, vomito, se eccessivi, possono indurre
conseguenze sfavorevoli come un aumento dell’ostruzione.
Docce o bagni caldi prolungati: possono predisporre allo
svenimento.
Durante l’anestesia (compresa l’anestesia epidurale al
momento del parto): è necessaria un’attenzione speciale
nell’evitare una brusca caduta della pressione arteriosa. Ci
sono state alcune segnalazioni nella letteratura di
aumentato rischio associato all’anestesia epidurale; quindi,
questa procedura dovrebbe probabilmente essere evitata nei
pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica, soprattutto in
presenza di ostruzione all’efflusso.
Condizioni ambientali di estremo caldo o freddo: queste
condizioni ambientali possono predisporre a conseguenze
sfavorevoli, come le aritmie.
Problematiche psicologiche nella Cardiomiopatia Ipertrofica
Le conseguenze di una malattia cronica sul paziente e sulla
sua famiglia sono simili a quelle provocate da altri traumi
psichici, ma con alcune differenze. Le malattie croniche
generano sentimenti di paura, dolore, e perdita che
essenzialmente persistono per sempre.
Una malattia cronica come la Cardiomiopatia Ipertrofica (che
include un rischio di morte improvvisa in alcuni individui)
determina nel paziente e nei suoi familiari un senso di
imprevedibilità che può rendere più difficili gli
adattamenti alla vita di ogni giorno. Vi è un costante
convivere con l’ignoto e un acuto senso di mancanza di
controllo sugli eventi. Questa circostanza può essere
percepita come ”vivere con una spada sopra la propria
testa”. Invece, in molte altre situazioni di perdita, per
quanto tragiche possano essere, esiste almeno una cessazione
che deve essere accettata; lo shock e il rifiuto cedono il
campo all’accettazione e all’adattamento.
Si può immaginare il seguente scenario. Qualcuno dice:
”Porta questo cicalino. Un giorno potrebbe suonare e tu
dovrai rispondere immediatamente e correttamente. Sarà il
momento più importante della tua vita. Potrebbe suonare la
prossima settimana, il prossimo anno, oppure tra 10 anni…,
ma tieniti pronto!”. Questa situazione sostanzialmente
analoga ovviamente genererà una ansietà cronica e rabbia nei
pazienti, e nella loro famiglia e amici, ed è essenzialmente
quello che succede in una malattia come la Cardiomiopatia
Ipertrofica.
Una malattia può diventare essa stessa una condizione di
ansietà caratterizzata da preoccupazione e stato di allarme,
e può paralizzare la capacità di adattamento del paziente
alle attività quotidiane. In certi casi, si può sviluppare
uno stato depressivo quando la continua condizione di ansia
(e spesso un senso di assenza di speranza) gradualmente
esaurisce le riserve del paziente. C’è spesso un profondo
senso di ingiustizia (”come e perché questo è capitato a
me!”) e una perdita di controllo della situazione, ma anche
la realizzazione che la vita è imperfetta. Il trauma creato
dalle malattie croniche può anche portare ad una
riconsiderazione degli scopi e dei valori della vita, che
può rappresentare una conseguenza positiva di una situazione
altrimenti negativa. Ne può risultare una rottura
dell’equilibrio (”omeostasi”) familiare, e i ruoli che i
membri hanno avuto per anni possono essere sconvolti.
Ci può anche essere un importante senso di colpa nelle
famiglie con Cardiomiopatia Ipertrofica, per esempio, per
aver trasmesso la malattia ai figli. Questo può essere
collegato al dilemma di molti pazienti se decidere di avere
figli (e di accettare la possibilità di trasmettere il gene
mutato). Il consultorio genetico ha un ruolo importante nel
trattamento della Cardiomiopatia Ipertrofica, dato che può
aiutare i pazienti a rispondere a domande così difficili e
delicate. Certamente, in molte famiglie non c’è una risposta
assolutamente corretta a queste decisioni, dato che varie
considerazioni possono essere coinvolte, inclusa la
variabilità nell’espressione clinica del difetto genetico
nell’ambito della stessa famiglia e tra famiglie diverse.
Inoltre, ed è l’aspetto più importante, per la maggior parte
dei pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica non è realistico
vivere nel terrore della possibilità di peggioramento
progressivo e di una morte prematura perché è ormai evidente
che questa malattia spesso ha un decorso benigno con una
normale aspettativa della durata di vita.
Le malattie croniche come la Cardiomiopatia Ipertrofica
presentano una serie di dilemmi e un continuo di scelte per
i pazienti. Come obiettivo, raccomandiamo di raggiungere un
atteggiamento psicologico in qualche modo intermedio tra i
seguenti estremi:
Dall’ignorare i sintomi e respingerli a sviluppare una
iperreattività ad essi
Dal cercare cure miracolose ( e potenzialmente dannose) al
credere ciecamente a tutto ciò che dice il medico
Dal tenere segreta la propria malattia, e rischiare
l’inganno al parlarne troppo apertamente, e rischiare l'autocompatimento
Dal chiedere aiuto, e rischiare di diventare un peso a
mantenere caparbiamente la propria indipendenza e rischiare
l’isolamento
Dall’insistere perché la famiglia e gli amici si comportino
come se tutto fosse normale, e negare loro la possibilità di
esprimere i propri sentimenti al permettere alla famiglia e
agli amici di essere iperprotettivi, con il rischio di
divenire dipendente e come un bambino
Da forzare il proprio fisico ai suoi limiti estremi,
rischiando di farsi del male a ”giocare sul sicuro”
divenendo di fatto un invalido
Dal vivere nella paura del degrado e della morte, fino a
rischiare la paralisi al considerare ogni giorno come un
privilegio speciale
Dal pretendere di controllare ogni aspetto della vita
rischiando la frustrazione al ”lasciarsi trascinare dalla
corrente” rischiando la passività
Dall’odiare il proprio destino, rischiando l’amarezza al
concentrarsi soltanto sugli eventi fortunati della vita,
rischiando l’auto-inganno
Fortunatamente, è una caratteristica degli esseri umani
trarre forza dalle avversità. Questo può essere facilitato
dall’aiuto reciproco tra i pazienti e le loro famiglie e
dall’interazione tra pazienti con la stessa malattia. Questo
processo include il riconoscere ”quello che avrebbe potuto
essere”, l’accettare ed adattarsi alla realtà della
situazione, ed il trovare vie per dare un significato alla
vita nonostante una malattia cronica.
È anche importante che il maggior numero possibile di
familiari stretti e meno stretti partecipino a questa
”rinascita”. Inoltre, la famiglia che è stata traumatizzata
dalla malattia cronica (in questo caso, dalla Cardiomiopatia
Ipertrofica) sarà così capace di raggiungere un orgoglio
collettivo in questa forza ritrovata.
Infine, i pazienti dovrebbero evitare di cercare soluzioni
miracolose; dovrebbero essere cauti e attenti nell’accettare
apparentemente poco realistiche predizioni in relazione a
”cure definitive”, indipendentemente dalla fonte. Forse è
meglio considerare i progressi nel trattamento della
Cardiomiopatia Ipertrofica nel contesto di un controllo
della malattia, piuttosto che di una cura in termini
assoluti.
Vivere con la Cardiomiopatia Ipertrofica:
Ulteriori Considerazioni
Guidare
La diagnosi di Cardiomiopatia Ipertrofica non rappresenta un
ostacolo al rilascio della patente di guida.
Se nella storia clinica del paziente sono presenti episodi
di sincope (svenimento) o pre-sincope (sensazione di stare
per svenire), il medico curante potrebbe consigliare al
paziente di astenersi dal guidare finché questi sintomi sono
ben controllati.
Se il paziente non riesce a camminare a piedi per tratti
lunghi senza che accusi sintomi come fiato corto, dolore
toracico, o sensazione di debolezza con giramento di testa,
è consigliabile richiedere un permesso di parcheggio nei
posti macchina riservati agli handicappati. In molti casi,
il rilascio di questo permesso non è difficile ed è
necessario che la richiesta sia firmata da un medico.
I pazienti che sono stati sottoposti ad impianto del
defibrillatore dovrebbero consultare il proprio medico sulle
eventuali restrizioni di legge vigenti nel paese a proposito
del permesso di guida con questi dispositivi. In alcuni
paesi, ad esempio, si suggerisce di evitare la guida di
autovetture in pazienti con il defibrillatore nei primi 6
mesi dall’impianto. Il paziente e il medico dovrebbero
discutere le condizioni specifiche individuali per decidere
il comportamento più idoneo da adottare in ciascun caso.
Per ottenere una licenza per guida di taxi o camion è
obbligatoria una visita medica completa. Esistono precedenti
in cui la diagnosi di Cardiomiopatia Ipertrofica risulta
essere causa di impedimento al conseguimento di queste
licenze. In alcuni paesi, ci si può appellare a questa
decisione e con il certificato di un cardiologo è possibile
ottenere la licenza. Sono solitamente richieste valutazioni
annuali e perciò può essere necessario ripetere il processo
di appello. Pertanto, in paesi in cui vige questa
legislazione, sconsigliamo queste attività lavorative ai
pazienti affetti da Cardiomiopatia Ipertrofica.
Viaggiare
Le condizioni di salute devono essere sempre valutate
attentamente quando si pianifica un viaggio. È importante
ricordarsi di portare con sé tutti i medicinali di cui si
potrebbe aver bisogno ed anche una lettera in cui si spiega
la particolare malattia da cui si è affetti.
Per quanto riguarda i servizi di assistenza negli aeroporti
è utile informarsi ed eventualmente pianificare con
l’agenzia di viaggio un’eventuale forma di assistenza.
Per i pazienti più sintomatici, durante una vacanza, è
importante ricordarsi di limitare l’affaticamento in
proporzione alle proprie condizioni fisiche, se si vuole
evitare che la malattia interferisca con i piaceri della
vacanza.
Nel pianificare il viaggio è importante conoscere bene le
distanze da percorrere per raggiungere i luoghi che si
desidera visitare in modo da provvedere, se necessario, al
noleggio di un mezzo di trasporto o di una sedia a rotelle.
Se si tratta di un viaggio di affari, conviene prevedere una
maggiore disponibilità di tempo, per poter avere a
disposizione un periodo di riposo prima degli incontri di
lavoro.
I voli commerciali (con le usuali pressurizzazioni della
cabina) non rappresentano un rischio importante per i
pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica.
Particolari cautele dovrebbero essere adottate per quei
viaggi in località remote dove l’assistenza sanitaria è
rudimentale e/o dove specifiche competenze riguardo alla
Cardiomiopatia Ipertrofica sono praticamente inesistenti.
Lo stesso vale per i viaggi di crociera in mare dove
l’assistenza medica può non essere adeguata e, in alcuni
casi, non ottimale per i pazienti con Cardiomiopatia
Ipertrofica.
Per i pazienti con un defibrillatore che stanno pianificando
un viaggio, sarebbe utile contattare il loro cardiologo o la
ditta produttrice dell’apparecchio, per sapere dove reperire
nella zona di destinazione centri ospedalieri attrezzati per
il controllo dei defibrillatori.
Defibrillatori impiantabili
Molti pazienti ed i loro familiari spesso chiedono
spiegazioni riguardo alla potenziale pericolosità
dell’interazione tra defibrillatore impiantabile e campi
elettromagnetici nell’ambiente. Innanzi tutto, è importante
chiarire che cos’è un campo elettromagnetico. Spiegato in
maniera semplice, è un’invisibile linea di forza generata
dall’elettricità, come quella che alimenta apparecchi
collegati a prese di corrente od operanti a batteria.
La maggior parte degli apparecchi elettrici di uso comune
non influenza il funzionamento del defibrillatore. È
tuttavia meglio mantenersi a distanza da apparecchi che
generano grandi quantità di onde elettromagnetiche come
saldatrici ad arco o grossi generatori di corrente.
Comunque, i pazienti con un defibrillatore sono in grado di
utilizzare con sicurezza la maggior parte dei normali
elettrodomestici, strumenti e apparecchi che siano
appropriatamente collegati con una presa di terra e in buono
stato di manutenzione.
Esempi di apparecchi che non causano interferenze sono:
Forni a microonde
Televisori, radio, videoregistratori
Apparecchi da cucina come: tostapane, lame elettriche,
frullatori ed apriscatole
Apparecchi che si tengono in mano come asciugacapelli e
rasoi elettrici
Coperte elettriche e scaldaletti
Lavatrici, asciugatrici e forni elettrici
Computers, fotocopiatrici, stampanti, macchine da scrivere
elettriche
Piccole apparecchiature industriali come trapani o seghe
elettriche da tavola (escluse le apparecchiature a batteria)
I defibrillatori sono di fatto sensibili solo a grandi campi
magnetici che potenzialmente, anche se molto raramente,
possono disattivare l’apparecchio. Alcuni defibrillatori
sono dotati di un segnalatore acustico che emette un suono
in caso di eccessiva vicinanza a fonti elettromagnetiche
intense. Se questo dovesse accadere, è importante
allontanarsi immediatamente dall’oggetto e dall’area
interessata.
Le potenziali fonti di forti campi elettromagnetici elencate
sotto dovrebbero essere mantenute ad una distanza minima di
almeno 30 cm da un defibrillatore:
Casse acustiche di grandi impianti di amplificazione, radio
a transistor, ”boom boxes” o strumenti simili
Potenti magneti
Rilevatori magnetici come quelli usati dai servizi di
sicurezza negli aeroporti od in alter circostanze simili
Strumenti elettrici a batteria come cacciaviti, trapani,
eccetera.
È importante evitare di chinarsi su un motore a scoppio in
funzione, perché gli alternatori frequentemente emettono
campi magnetici. Il defibrillatore può anche essere
sensibile a sistemi antifurto come gli EAS (Electronic
Article Surveillance) presenti spesso in negozi o librerie
pubbliche. Questi sistemi, che solitamente sono costituiti
da una o due colonnine poste vicino all’ingresso e
all’uscita di un negozio, sono spesso nascosti o camuffati
per non infastidire. Un defibrillatore non viene disturbato
da dispositivi simili se si cammina a passo normale
attraverso le entrate e uscite di ambienti pubblici.
Tuttavia, se ci si ferma in questo spazio controllato
elettronicamente, il defibrillatore potrebbe risentirne.
I sistemi di sicurezza aeroportuale, sia i portali
attraverso cui una persona entra che i rilevatori manuali
usati dal personale di controllo, usano campi
elettromagnetici per individuare i metalli. I portali di
sicurezza non danneggiano il defibrillatore anche se è bene
attraversarli a passo normale e non indugiare nelle
vicinanze. Tuttavia, i rilevatori elettromagnetici manuali
usati dal personale di controllo potrebbero disattivare
alcuni defibrillatori se tenuti direttamente sopra
all’apparecchio anche per un breve periodo di tempo. Per
questa ragione, è opportuno mostrare al personale di
controllo un documento che dimostri che si è portatore di un
defibrillatore, e richiedere un controllo manuale. In caso
il personale di controllo insista ad usare un rilevatore
elettromagnetico (cosa improbabile), il rilevatore non dovrà
essere tenuto a lungo sul defibrillatore.
Alcuni telefoni cellulari, se tenuti a meno di 15 cm dal
defibrillatore potrebbero interferire con i meccanismi con
cui l’apparecchio identifica e controllo le aritmie. È
importante sottolineare che questo effetto è temporaneo e
che l’allontanamento del telefono ripristina le normali
funzioni del defibrillatore. Quindi, alcune precauzioni
riducono le possibilità di una interazione. È consigliabile
tenere i telefoni cellulari ad almeno 15 cm. dal
defibrillatore. Se il telefono cellulare trasmette con una
potenza superiore a 3 watt, è necessario aumentare questa
distanza di sicurezza a 30 cm. Bisogna tenere il cellulare
dal lato opposto del corpo rispetto a quello del
defibrillatore. Non porre il telefono cellulare nel taschino
od agganciato alla cintura ad una distanza di meno di 15 cm
dal defibrillatore. Queste precauzioni non sono necessarie
per i telefoni ”cordless” che si usano in casa, perché
questi telefoni trasmettono con potenze molto minori e non
interferiscono con il funzionamento del defibrillatore.
Procedure Mediche ed Odontoiatriche
Il trapano e la strumentazione per la pulizia dei denti non
interferiscono con il defibrillatore. I pazienti con
defibrillatore devono però essere informati che speciali
precauzioni devono essere prese per le seguenti procedure:
La diatermia (Marconi terapia) utilizza campi elettrici per
sviluppare calore nei tessuti corporei. Un defibrillatore
potrebbe essere alterato dalla corrente elettrica usata nel
corso di questa procedura.
La diatermo-coagulazione (elettrocauzione), una procedura
che arresta il sanguinamento utilizzando apparecchi
elettrici, può essere usata solo con il defibrillatore
spento.
La Risonanza Magnetica Nucleare (RMN o MRI) è un test
diagnostico che usa forti campi elettromagnetici e crea
immagini ad alta risoluzione del cuore e di altri organi.
Questi magneti possono danneggiare il defibrillatore. I
pazienti con un defibrillatore non dovrebbero entrare in
aree ospedaliere con l’indicazione ”RMN”.
