Come si fa la diagnosi di
Cardiomiopatia Ipertrofica
e quali Test vengono Utilizzati?



L’esame fisico
L’ecocardiogramma
L’elettrocardiogramma
Altre indagini
La Risonanza Magnetica Nucleare (RMN)
L’analisi del DNA
Il cateterismo cardiaco
Lo studio elettrofisiologico
La prova da sforzo
Il Monitoraggio Holter
Esami con radionuclidi



L’Esame Fisico nella Cardiomiopatia Ipertrofica

In molti pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica, l’esame fisico è poco significativo e può essere presente un lieve soffio o nessun soffio al cuore. Questo sorprende molte persone, ma riflette soltanto il fatto che in condizioni di riposo, la maggioranza dei pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica non ha un’ostruzione all’efflusso (ed il soffio in questa malattia è prodotto dall’ostruzione). Questa scarsa frequenza di un soffio cardiaco intenso nella Cardiomiopatia Ipertrofica è responsabile, in parte, delle difficoltà nel diagnosticare la malattia durante uno screening cardiologico prima della partecipazione ad attività sportive.

Molti pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica, soprattutto i giovani, hanno un forte impulso cardiaco che può essere apprezzato nella parte sinistra del torace, e riflette la vigorosa contrazione di questo cuore ipertrofico. L’osservazione di un cuore che batte con forza può facilitare il riconoscimento della Cardiomiopatia Ipertrofica in alcune occasioni, anche in assenza del soffio cardiaco. Quando è presente, il più ovvio reperto all’esame fisico è costituito dal soffio sistolico cardiaco. Questo soffio usualmente indica un parziale ostacolo all’efflusso del sangue dalla parte sinistra del cuore, e può modificarsi spontaneamente durante il giorno e con l’attività. Il cardiologo può anche provocare il soffio cardiaco chiedendo al paziente di cambiare posizione (per esempio di mettersi in piedi), o di sottoporsi a manovre quali fare lo sforzo di espellere l’aria mentre al tempo stesso si tiene la bocca chiusa (manovra di Valsalva), inalare nitrito d’amile, o eseguire un esercizio fisico. Questo reperto indica lo sviluppo di un’ostruzione all’efflusso indotta da uno stimolo provocatore ed è molto frequente nella Cardiomiopatia Ipertrofica. Tuttavia, in generale, la presenza di un soffio non è sempre un segno particolarmente sfavorevole, ma semplicemente indica la presenza di ostruzione o di un rigurgito della valvola mitrale.

Ecocardiogramma

Il test principale per la diagnosi clinica di Cardiomiopatia Ipertrofica è un esame del cuore con ultrasuoni chiamato ecocardiogramma. Questo è un test non invasivo, esente da rischi, e produce un’ immagine bidimensionale del cuore visibile in tempo reale che viene registrata su una videocassetta standard VHS, insieme ad immagini su una sola dimensione (ecocardiogramma M-mode). L’ecocardiogramma viene eseguito da un tecnico particolarmente esperto (il cardiologo può anche essere presente durante il test) che posiziona un trasduttore e una piccola quantità di gel sul torace per generare immagini del cuore in molte sezioni trasverse. Dalle immagini ecocardiografiche, può essere facilmente misurato l’eccessivo spessore del muscolo (cioè della parete del ventricolo sinistro).

Un’altra modalità dello studio con ultrasuoni, chiamata Doppler, è molto utile e fornisce immagini a colori del flusso del sangue all’interno del cuore. Il flusso turbolento e il grado di ostruzione (se presente), così come l’incontinenza della valvola (il rigurgito mitralico), possono essere visualizzati e misurati con precisione.

L’ecocardiogramma può fornire una valutazione completa degli aspetti strutturali e funzionali della Cardiomiopatia Ipertrofica, rendendo solitamente superfluo il ricorso a procedure invasive come il cateterismo cardiaco.

Elettrocardiogramma

L’elettrocardiogramma standard (ECG, conosciuto anche come ECG a 12 derivazioni) viene eseguito ponendo degli elettrodi sul torace, sui polsi e sulle caviglie, e registra i segnali elettrici che provengono dal cuore. Nella Cardiomiopatia Ipertrofica, l’ECG solitamente mostra una varietà di segnali elettrici anormali che sono dovuti all’ispessimento del muscolo cardiaco. In una minoranza di pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica (circa il 5%), l’ECG può essere normale o mostrare soltanto alterazioni minori. Le alterazioni elettrocardiografiche non sono comunque specifiche della Cardiomiopatia Ipertrofica e possono anche essere riscontrate in molte altre malattie del cuore. Infatti, le alterazioni elettrocardiografiche della Cardiomiopatia Ipertrofica possono assomigliare a quelle di un precedente infarto miocardico; alcuni pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica sono stati erroneamente informati di aver avuto in passato un ”attacco cardiaco” (un termine che si riferisce soltanto alle conseguenze della malattia delle arterie coronariche).

Altre Indagini Diagnostiche

La risonanza magnetica nucleare (RMN)

Sebbene l’ecocardiografia bidimensionale sia lo strumento diagnostico principale nella diagnosi di Cardiomiopatia Ipertrofica, altri test sono stati utilizzati selettivamente per questo scopo. Ad esempio, la risonanza magnetica nucleare (RMN), basata sulla tecnologia del magnete, può fornire immagini del cuore di elevata qualità che spesso sono superiori a quelle che si ottengono con l’ecocardiografia. Tuttavia, i centri con esperienza nella valutazione del cuore con la risonanza sono molto pochi, e quelli con esperienza nella valutazione con risonanza della Cardiomiopatia Ipertrofica sono una esigua minoranza. Quindi, per eseguire questo esame, il paziente deve solitamente accettare le inconvenienze di un viaggio.

La risonanza cardiaca può essere particolarmente utile in quei pazienti in cui la diagnosi di Cardiomiopatia Ipertrofica è dubbia, solitamente perché l’aumento dello spessore delle pareti. del cuore è confinato a porzioni del ventricolo sinistro mal visualizzabili con l’ecocardiografia. Inoltre, la risonanza permette di valutare le caratteristiche del muscolo cardiaco ed identificare aree in cui le cellule muscolari sono state sostituite da tessuto fibroso (una specie di cicatrice). I dati disponibili suggeriscono che aree molte estese di tessuto fibroso sono associate ad una prognosi sfavorevole.


L’analisi del DNA

L’analisi del DNA (dal sangue o da altri tessuti) è il metodo definitivo per fare diagnosi di Cardiomiopatia Ipertrofica. Questa analisi genetica non è ancora disponibile come esame di routine nella pratica clinica. Tuttavia, l’analisi genetica diventa di particolare importanza in pazienti in cui esiste il dubbio che le alterazioni cardiache presenti possano essere l’espressione di malattie diverse dalla Cardiomiopatia Ipertrofica.

L’identificazione del difetto genetico nel soggetto affetto è molto complessa e può richiedere alcuni mesi di lavoro. Inoltre, il difetto genetico viene identificato in non più del 50-65% dei pazienti. L’analisi del DNA permette anche di verificare se altri famigliari hanno ereditato l’alterazione genetica responsabile della malattia. Questa analisi viene definita “screeing genetico famigliare”. Una volta che il difetto genetico viene identificato nel soggetto sicuramente affetto della famiglia, la verifica della presenza od assenza del difetto negli alri famigliari richiede un tempo di laboratorio molto più breve (solitamente tra 7 e 10 giorni).


Il Cateterismo Cardiaco

Con l’uso esteso della valutazione ecocardiografica e Doppler, il cateterismo cardiaco è divenuto una procedura eseguita raramente per la valutazione della Cardiomiopatia Ipertrofica, tranne che per escludere una malattia coronarica associata o prima della terapia cardiochirurgica. Il cateterismo cardiaco viene eseguito inserendo un tubo piccolo e sottile in una vena e in una arteria (solitamente della regione inguinale) e spingendolo fino al cuore sotto controllo radiologico. Si misurano quindi le pressioni nelle camere cardiache e, iniettando una sostanza (mezzo di contrasto radiologico) si ottiene un angiogramma (radiografia) del cuore che consente di valutare il rigurgito mitralico, la contrazione del ventricolo sinistro o il restringimento delle arterie coronariche causato da placche. Con l’avvento dell’ecocardiografia, non vi è più alcuna ragione per effettuare ripetuti cateterismi cardiaci in questa malattia. Tuttavia, poiché è possibile che i pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica di età superiore ai 40 anni e dolore toracico abbiano sia la malattia coronarica che la cardiomiopatia ipertrofica, può essere necessario in alcune circostanze eseguire un cateterismo cardiaco per definire l’anatomia delle arterie coronariche (iniettando la sostanza di contrasto direttamente nelle arterie).


Studio Elettrofisiologico

È una forma particolare di cateterismo cardiaco che viene eseguito selettivamente per definire il rischio di instabilità elettrica del cuore, rischio che può predisporre alla morte improvvisa. Gli studi elettrofisiologici comportano il passaggio di cavi sottili dalle vene dell’inguine, del braccio o della spalla fino al cuore sotto guida radiologica. I cavi vengono poi utilizzati per effettuare misurazioni o provocare stimoli e registrare la risposta del sistema elettrico del cuore. Talvolta, irregolarità del battito cardiaco (altresì note come aritmie) sono intenzionalmente provocate nel laboratorio (e immediatamente interrotte) per valutare la predisposizione a sviluppare spontaneamente queste aritmie. Tuttavia, nella Cardiomiopatia Ipertrofica, lo studio elettrofisiologico non si è dimostrato utile nel valutare la prognosi ed il rischio di morte improvvisa. Quindi, in questa malattia, il suo uso è stato abbandonato.


Prova da Sforzo

L’entità della limitazione all’esercizio fisico e l’efficacia del trattamento possono essere valutate con la prova da sforzo alla cyclette o al tappeto rotante. La prova da sforzo può anche fornire una misura obiettiva del miglioramento, la stabilità o il peggioramento delle condizioni cliniche nel tempo. La prova da sforzo può essere abbinata all’ecocardiogramma (ecocardiogramma da sforzo) per valutare il movimento delle pareti cardiache durante sforzo. Inoltre, una brusca riduzione o mancato aumento della pressione arteriosa durante lo sforzo può suggerire la presenza di instabilità e viene considerata un fattore di rischio.


Monitoraggio Holter

Questo esame consente di registrare in modo non invasivo e continuo il battito cardiaco per 24 ore durante le normali attività. Il monitoraggio Holter è un esame semplice ed esente da rischi che consente di identificare irregolarità del battito cardiaco potenzialmente importanti e che il paziente può non avvertire. Nella Cardiomiopatia Ipertrofica, il risultato dell’esame Holter è utilizzato come uno degli indicatori di prognosi e di rischio di morte improvvisa. Quindi, è importante eseguire questo esame come parte della valutazione clinica del paziente.


Esami con Radionuclidi

Per eseguire questi esami vengono iniettate minuscole quantità - esenti da rischi - di sostanze radioattive nel sangue per ottenere un’immagine del cuore. Queste indagini vengono talvolta utilizzate nei pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica per valutare la contrazione e il riempimento dei ventricoli, a riposo e durante esercizio fisico. Tuttavia, in questi ultimi anni, l’utilizzo di questi esami nella Cardiomiopatia Ipertrofica è stato sostanzialmente abbandonato.

 


 



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