Prospettive Generali dei Pazienti
con Cardiomiopatia Ipertrofica

La gravità dei sintomi e il rischio di complicanze variano grandemente nei pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica. Occorre, inoltre, sottolineare che molti pazienti non sviluppano mai seri problemi dovuti alla loro malattia. Di fatto, la Cardiomiopatia Ipertrofica è compatibile con una normale longevità, e pazienti di oltre 70 o 80 anni non sono infrequenti, inclusi alcuni di oltre 90 anni.

Se si prende in considerazione la popolazione complessiva di pazienti adulti con Cardiomiopatia Ipertrofica, la malattia può non aumentare in modo significativo il rischio nel singolo paziente (oltre ai noti rischi della vita come il cancro, la malattia coronarica o gli incidenti) e può non limitare significativamente la qualità o la durata della vita. Nella popolazione generale dei pazienti con questa malattia, il tasso di mortalità più attendibile è di circa 1% all’anno, ovvero ogni anno 1 paziente su 100 può morire per una causa direttamente correlata alla malattia.

Alcuni pazienti manifestano, invece, sintomi importanti e/o invalidità, o possono essere a rischio di morte prematura. Vi sono tre modalità di morte prematura nei pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica:

1. improvvisamente e in modo inatteso, spesso in età giovanile;
2. in conseguenza di una insufficienza cardiaca grave e progressiva,usualmente nell'età media; e
3. a causa di un ictus cerebrale, in genere nei pazienti più anziani con fibrillazione atriale.

Sintomi invalidanti (solitamente respiro corto e/o dolore toracico durante sforzo), sia lievi che più severi, possono rimanere stabili durante la maggior parte della vita adulta, o alternativamente peggiorare e rendere necessario un importante intervento terapeutico. Tuttavia, ciascun paziente con Cardiomiopatia Ipertrofica deve essere valutato singolarmente per stabilire a quale sottogruppo di pazienti probabilmente appartiene, ovvero, quello con rischio alto o basso di morte improvvisa, o con una predisposizione a sviluppare un aggravamento dei sintomi, o la fibrillazione atriale.

Quindi, è un importante principio generale nella cardiomiopatia ipertrofica che i pazienti non sono tutti uguali per quanto riguarda la prognosi, la presentazione clinica e la definizione di un trattamento appropriato. I profili clinici che i pazienti possono presentare sono molto diversi, ed è importante non ”inglobarli” tutti insieme sotto un’etichetta comune di Cardiomiopatia Ipertrofica. Molti pazienti non hanno virtualmente alcun rischio associato alla malattia, mentre altri devono essere definiti a rischio elevato. Tuttavia, la malattia considerata globalmente non rappresenta, di per sé, una condizione a rischio elevato, e la Cardiomiopatia Ipertrofica non dovrebbe essere considerata uniformemente come una malattia con prognosi sfavorevole.

Ovviamente, questo sito può fornire soltanto informazioni di carattere generale sulla prognosi dei pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica e non è un sostituto a una attenta valutazione del singolo paziente da parte di un cardiologo esperto in questa malattia.


 



Cardiomiopatia Ipertrofica