Condizioni particolari
Sport
Gravidanza
Sport e Cardiomiopatia Ipertrofica
Mentre la morte improvvisa è molto rara tra l’intera
popolazione dei pazienti con Cardiomiopatia
Ipertrofica, questa malattia è invece la causa più
frequente di morte tra le persone giovani (di età
inferiore ai 35 anni) che muoiono in modo improvviso
e inatteso. In questo contesto vanno inclusi anche
quei giovani che praticano attività sportive a
livello agonistico e muoiono improvvisamente sul
campo di gioco; la Cardiomiopatia Ipertrofica è la
causa più frequente della morte improvvisa tra gli
atleti (circa un terzo dei casi) - anche se molte
altre malattie congenite possono essere responsabili
di queste tragedie. Infatti, una percentuale
importante di morti improvvise dovute alla
Cardiomiopatia Ipertrofica nei giovani avvengono
durante intensa attività fisica indipendentemente
dal fatto che siano atleti oppure no.
Sulla base di queste osservazioni, appare prudente
(ed è diventata una raccomandazione abituale) che i
giovani in cui sia stata fatta una diagnosi di
Cardiomiopatia Ipertrofica evitino intensa attività
sportiva. Questo vale per la maggioranza degli
sport, particolarmente quelli che prevedono sforzi
improvvisi e intensi, mentre la partecipazione ad
attività sportive meno impegnative sul piano fisico
non sembrano comportare rischi significativi. Si
ritiene che gli sport agonistici e uno stile di vita
che includa una intensa attività fisica
rappresentino un rischio aggiuntivo nei pazienti con
Cardiomiopatia Ipertrofica, e che la sospensione di
queste attività sportive (che per le loro
caratteristiche competitive difficilmente permettono
all’atleta di fermarsi qualora si manifestino
sintomi cardiaci) riportino il paziente a un livello
di rischio più accettabile. Le raccomandazioni
riguardo ai criteri che dovrebbero essere usati per
decidere l’idoneità o l’esclusione dalle attività
sportive in presenza di malattie cardiache sono
state formalizzati in un documento noto come la
Conferenza di Bethesda N. 26, sponsorizzato
dall’American College of Cardiology (Bethesda,
Maryland) e pubblicato sul Journal of the American
College of Cardiology nel 1994.
Alcuni atleti normali con ipertrofia (cioè un
aumento dello spessore della parete) del ventricolo
sinistro dovuta all’intenso e prolungato allenamento
possono assomigliare a pazienti con Cardiomiopatia
Ipertrofica (all’ecocardiogramma). La distinzione
tra soggetto normale e paziente con Cardiomiopatia
Ipertrofica può essere difficile in alcuni di questi
atleti, ma può essere spesso risolta con esami
diagnostici non invasivi. Si tratta ovviamente di
una distinzione importante, dato che la diagnosi di
cardiomiopatia ipertrofica può avere rilevanti
implicazioni, mentre le modificazioni della
struttura del cuore prodotte dall’allenamento
atletico non sembrano rappresentare una alterazione
vera (patologica) o avere importanti conseguenze
cliniche per le persone.
Gravidanza e Cardiomiopatia Ipertrofica
Si possono avere figli? La gravidanza ed il parto
Anche se un bambino eredita l’alterazione genetica
della cardiomiopatia ipertrofica, la gravità della
malattia è in gran parte imprevedibile. Non esiste,
infatti, un metodo sufficientemente affidabile per
prevedere accuratamente quanto sarà severa la
Cardiomiopatia Ipertrofica nei figli, dato che c’è
una considerevole variabilità a questo riguardo
anche all’interno della stessa famiglia. Genitori
con forma lieve della malattia possono avere figli
con forma severa, o viceversa. Alternativamente,
un’intera famiglia può avere una forma ”benigna”
della malattia, mentre (anche se è raro) altre
famiglie hanno una forma ”maligna” della
Cardiomiopatia Ipertrofica, in cui molti individui
muoiono prematuramente o hanno sintomi gravi e
invalidanti. Quindi, la decisione di avere dei figli
deve essere una scelta individuale, basata su tutte
queste considerazioni, inclusa la presentazione
della malattia nella famiglia.
Nella maggioranza delle donne con Cardiomiopatia
Ipertrofica, la gravidanza e il parto vaginale non
comportano rischi aggiuntivi e sono ben tollerati e
sicuri. Tuttavia, in quelle poche donne con
Cardiomiopatia Ipertrofica che hanno sintomi severi
o aritmie importanti, la gravidanza può comportare
un rischio aggiuntivo e il parto cesareo può essere
consigliato in casi selezionati per avere un maggior
controllo riguardo a possibili complicanze mediche.
Ovviamente, queste donne dovrebbero essere
ricoverate in reparti specializzati in gravidanze ad
alto rischio. Morti materne (o del neonato) al parto
dovute alla Cardiomiopatia Ipertrofica sono
virtualmente sconosciute e non riportate in
letteratura.
L’assunzione di farmaci
Le donne possono sviluppare sintomi della malattia
per la prima volta durante la gravidanza o possono
avere un aggravamento dei sintomi preesistenti.
Inoltre, in molti casi si pone il problema
dell’assunzione di farmaci cardioattivi nel periodo
del concepimento o durante la gravidanza. Farmaci
come i beta-bloccanti o i calcio-antagonisti
(verapamil) passano dalla madre al feto, dato che
sono in grado di attraversare la barriera
placentare, e, in teoria, potrebbero danneggiare il
bambino. Tuttavia, c’è scarsa documentazione diretta
di danni al feto causati dalla somministrazione di
questi farmaci alla madre. Comunque è meglio essere
cauti e, se possibile, sospendere tutti i farmaci
durante la gravidanza (certamente nel primo
trimestre). Per tutti questi motivi, è prudente che
le pazienti con Cardiomiopatia Ipertrofica
pianifichino in anticipo la gravidanza e discutano
preventivamente tutte le problematiche mediche
relative con un cardiologo e un ostetrico. Inoltre,
sarebbe preferibile evitare l’anestesia epidurale
per il parto (soprattutto in donne con HCM con
ostruzione) perché questa procedura può provocare
un’eccessiva caduta della pressione arteriosa e
aumentare il grado di ostruzione.
